MUSICA: Traktor è una presa per il culo?!?!

Dovrei essere “breve e circonciso” (cit.), ma non questa volta. Stamane ho letto un articolo che sostiene che WIP, agenzia di booking di Barcellona che si occupa della creazione di eventi e del management relativo ad artisti e label, ha annunciato di non voler più avvalersi della collaborazione di DJ facenti uso di Traktor. Riassunte brevemente, le motivazioni sono le seguenti: “[…] i set realizzati con Traktor non sono altro che stantii, insipidi e addirittura offensivi nei confronti della folla pagante e dei promoters” inoltre “[…] la cosa più importante è che siamo stanchi della pigrizia generale mostrata dal 99% degli “artisti” che abbiamo visto e sentito suonare con Traktor“. Apriti cielo. Ho davvero provato un moto di soddisfazione nel leggere la notizia (vera o falsa che sia), perché non è di certo una scelta da spocchiosi radical chic, ma bensì una chiara ed evidente presa di posizione mossa da qualcuno un minimo coerente nei confronti del DJing, con cui mi trovo totalmente d’accordo. Molti di voi avranno pareri contrari o comunque contrastanti, sta di fatto che ho colto l’occasione per sputare un po’ di quei veleni che da troppo tempo ho in circolo e se solo WordPress lo consentisse starei scrivendo questo articolo vergandolo rosso sangue. Cercherò di essere realista ed obbiettivo. Vi sto dicendo la verità oggettiva dei fatti, non girateci attorno. Sta di fatto che non ho ancora conosciuto nessuno che avesse la faccia tosta di dire “uso Traktor per pigrizia, perché con esso non corro il rischio di sbagliare, compensa il fatto che non ho un gran orecchio e perché usandolo trovo facilmente la musica su internet che in molti casi non sono costretto a pagare. Ah poi é leggero”. Non voglio essere l’ennesimo rompicoglioni a calarsi in un’oramai stinta diatriba del tipo “digitale vs. analogico”, ma più realisticamente ad una seria questione “arte vs. Traktor”. Ormai da anni Traktor sta permettendo di fare pubblicamente e professionalmente ciò che un tempo Virtual DJ permetteva di fare in maniera amatoriale nella propria cameretta: mixare file mp3 in sequenza allo stesso modo in cui un (vero) DJ mixa i dischi quando è ai piatti. Installando questo programma sul proprio computer e farcendolo di mp3 freschi di download, chiunque può quindi cimentarsi come DJ, e questo è quanto. Dove sta il problema direte voi? Ora ci arrivo.

Il DJ

Prima bisognerebbe riflettere su chi è e cosa fa un DJ. Il DJ è una figura legata artisticamente alla musica che da sempre ha fatto tesoro di due semplici qualità: il gusto nel cercare e scegliere i dischi da proporre al suo pubblico e la bravura e tecnica necessaria nel saperli suonare. Tutto il resto è surplus, non serve altro. Nasce inizialmente come intrattenitore, diventando poi un tramite, un punto di connessione tra le persone e l’euforia, due entità distinte che si incontrano attraverso la sua musica. Un DJ dispensa emozioni, se l’espressione vi piace. Per fare questo passa la maggior parte del suo tempo cercando il tanto agognato “disco giusto”, quello con cui sarà in grado di fare colpo su chi lo ascolta, allenandosi nel frattempo a suonarlo col proprio stile (che sia scratch, crab o semplice mix in battuta). Il fido giradischi diventa in tutti i sensi strumento con cui suonare (salterà su qualcuno dicendo che in realtà “il DJ non suona” – tipica osservazione sterile da ignorante che chiama il giradischi “lettore di vinili”, che non ha idea di cosa sia il “turntablism” e che non ha mai visto all’opera personaggi come DJ Kentaro, Q-Bert o Grandmaster Flash, nomi a caso di gente che credo dimostri quanto sia vero il contrario). In tutta onestà, guardare all’opera un DJ dotato che suona nella maniera tradizionale è affascinante e coinvolgente: è capace di infuocare il suo pubblico con trick e numeri da circo esaltanti. I laptop DJ sono davvero tristi da guardare, con quello sguardo costantemente perso nel monitor. La mia domanda a questo punto è: quanti DJ sarebbero ancora DJ se Traktor non esistesse?

Il mix

Qui salta fuori quello che è a mio parere il principale difetto dei laptop DJ. Tolto il fatto che nel loro modo di fare musica non c’è ne il disc (eccezion fatta per i dischi timecode, che nello specifico non sono dischi, ma una serie un segnali di controllo in input), ne tantomeno il jockey (ovvero il passare da un disco all’altro “cavalcandoli” come farebbe un fatino), per essere un laptop DJ non serve tecnica. Di nessun tipo. Serve un minimo di intuito logico nello sciogliere cavi e spinotti e nel saperli collegare correttamente a tutte quelle componenti hardware che un laptop non ha, ovvero scheda audio, controller MIDI e quant’altro, ma la tecnica finisce lì. Alcuni sosterranno che “oramai anche al DMC i concorrenti scratchano con Traktor”, ed è vero, ma sono coglioni ipocriti e venduti a farlo, e lì più che altro entrano in gioco questioni legate a sponsor o più semplicemente discorsi legati ai SOLDI, che corrompono tutti, figuriamoci l’arte che da sola non riempe la pancia. Con Traktor la tecnica che serve per spinnare correttamente i dischi viene meno grazie agli indicatori offerti dall’applicazione in questione: sullo schermo si possono tenere sott’occhio BPM, volumi, indicatore di battuta (rendendo di fatto la messa a tempo dei brani una questione di occhi e non di orecchie), durata e spettrogramma delle tracce (che anche ad un occhio poco esperto permette di “leggere” in maniera anticipata la traccia, rendendo quindi non indispensabile conoscere la traccia in questione, che è invece una prerogativa del disco in vinile). In aggiunta ci sono una marea di controlli tra guadagni, cursori ed effetti che comunque qualsiasi mixer un minimo decente è di per sé in grado di offrire. Senza dimenticare il vero e proprio crimine nei confronti della figura del DJ, nonché truffa nei confronti del suo ascoltatore: sto parlando del tasto “sync” (“No ma io non lo uso!” No?! Allora sei doppiamente coglione!). Premendolo si sincronizzano le tracce sugli stessi BPM, limitando quindi a metà l’effettivo lavoro di un DJ, umiliandolo alla pressione di un tasto. La messa a tempo dei brani ad orecchio è un’abilità che un DJ che suona coi piatti fa sua dopo mesi e padroneggia dopo anni. Sul giradischi non c’è nessun tipo di indicatore, fatta eccezione per il cursore del pitch che indica unicamente con che percentuale stai accelerando o rallentando il brano (ma non ti dice certo a quanti BPM lo stai suonando), null’altro. E’ come paragonare la guida con cambio automatico a quella con cambio manuale: non direte mica che sono impegnative allo stesso modo? Ecco quindi il primo (enorme) difetto di Traktor: la sua semplicità di impiego lo rende accessibile a tutti, senza bisogno di tante ore di pratica. La maggior parte dei DJ di ultima generazione sa suonare “bene” solo con Traktor (di quelli “bravi” ne parlo più in basso). Risultato? Chiunque si può così improvvisare DJ, e tra tronisti o DJ che se la credono o attori o pornoattori o pigliainculo di qualsivoglia tipo non ho bisogno di fare nomi per valorizzare ulteriormente questa teoria. Inoltre: a voi non è mai venuto in mente che alle serate spendiamo cifre dai 15 ai 30€ (a volte più) per sentire suonare degli stronzi che non fanno nemmeno lo sforzo, la fatica di fare quello che dovrebbero fare – parlo dell’impegno necessario nel mix – e per il quale sono per giunta strapagati?

La musica

Senza annoiarvi con ciarle da audiofilo, vi basti sapere che è scientificamente dimostrato che nessun tipo di segnale digitale è in grado anche solo di eguagliare la qualità offerta da un segnale di tipo analogico. Giustamente nessuno è così pignolo da stare lì a farci caso, ma fatta questa considerazione mi suona ancora più incomprensibile e controindicato sostituire i metodi tradizionali con quelli moderni. Accantonato il discorso qualità audio, la tipica frase di chi usa Traktor é “in fondo conta solo la musica, non come la suoni”. Bella scusa del cazzo. Una rottura di coglioni correlata ai DJ improvvisati sta nella brutta musica che ci propinano: se uno non ha voglia di imparare a mixare i dischi, figuriamoci comprarli! (se voi siete tra chi i dischi continua comunque a comprarli, allora perché non fate la fatica di suonarli?). La qualità musicale (l’altra delle due qualità essenziali del DJ) non è sempre garantita in questi casi, anzi. C’è chi è disposto a tutto per mettere mano al disco desiderato, mentre molti fighetti che piacciono oggi ho idea che spendano più SOLDI in vestiti e tatuaggi che in musica. In tantissimi casi la loro ricerca consiste nello spulciare le chart dei portali digitali, che offrono quantità ridotte di vera qualità. Non sono nemmeno a conoscenza di tanta roba buona che esce su disco. Denotano scarsa cultura perché non conoscono i dischi e troppo spesso tanti laptop DJ suonano gli stessi pezzi. Una release su vinile è in molti casi una pubblicazione esclusiva, limitata, pregiata, che non sempre vede luce sotto forma di release digitale e che soprattutto va cercata e reperita fisicamente. Un processo che se correttamente eseguito apre le porte ad un livello di qualità e di veritiera ricerca inarrivabile per le digital release. In questi casi non basta fare una ricerca su Google del primo free-download a disposizione, perché il materiale in question nun ce sta, e se ce sta significa in alcuni casi che non era poi così esclusivo. Le netlabel (ovviamente non tutte, ma una buona fetta) hanno dato la possibilità a chiunque di credersi producer, perché mettere in vendita un mp3 online è sicuramente meno costoso e complicato che stampare e pubblicare un disco, col risultato che buona parte del mercato digitale è purtroppo saturo di vera e propria merda messa in circolo da aziende che “stampano” qualsiasi atrocità pur di GUADAGNARE visibilità. Ci sono tante netlabel valide, per carità, ma nell’insieme rimangono una minoranza. Posso esprimere un parere relativo agli mp3? Oltre al fatto che non convincerete mai nessuna ragazza a salire da voi per vedere la vostra collezione di mp3, pagare un file digitale è triste, considerando che non lo si può toccare, guardare, collezionare, prestare, scambiare o rivendere. Nello specifico la maggior parte delle azioni legate alla divulgazione di un mp3 comprato sono contro la legge. Non dico niente sul fatto che ci sono un sacco di soggetti in giro che scaricano la musica illegalmente, lì l’atto immorale è palese, e non c’è bisogno che lo dica io per capire dove sbagliano. “Nessuno ricorda il suo primo download, il vinile è per sempre!”: considerando che la vecchiaia è fatta di ricordi portatevene dietro di belli.

Il perché

E’ scontato dire che sicuramente i promoter dell’azienda Traktor incentivano l’uso dei propri prodotti, trascinando verso il lato oscuro, a suon di pagamenti e forniture gratuite di attrezzature e softwares, i DJ più in vista. Mera pubblicità, immagine. Un po’ come fa un marchio come Nike coi calciatori più famosi. A questo punto sorge un’altra questione che molti di voi saranno impazienti di sollevare, ed è quella che vede difendere quei DJ convertiti a Traktor che continuano a proporre dei bei set, e che magari i bei dischi continuano pure a comprarli, senza però suonarli (o almeno suonando le controparti digitali. Che senso ha poi? Una volta comprato il disco, non fai più bella figura suonando direttamente quello, senza bisogno di ripparlo?). Ho due parole anche per loro: se posso accettare il DJ amatoriale che si reca alla festa di amici con laptop e soundsystem improvvisato o il DJ squattrinato che raccimola qualcosa suonando con Traktor agli aperitivi, perché un DJ (stra)pagato per girare il mondo per suonare alle serate abbandona i dischi in favore del computer? Perché i dischi pesano? Perché viaggiando corre il rischio di perderli? Perché non è pagato abbastanza per mettere insieme la propria collezione? Mapperpiacere. Non credo che nessuna di queste problematiche sia così incisiva: i dischi sono certamente scomodi e pesanti da trasportare, ma dato che questo mestiere in teoria consiste nel portarseli dietro ovunque si vada per suonarli, io sono portato a credere che i soggetti in questione non hanno proprio lo sbattimento di fare alcun tipo di fatica, palesando la propria pigrizia e mancanza d’attitudine (se non hanno voglia di mettersi a mixare nella maniera tradizionale, figuriamoci se hanno voglia di portarsi appresso un’ingombrante borsa pieni di dischi, buonagrazia se li comprano). A mio parere la questione principale è un altra: con Traktor non si corre assolutamente il rischio di sbagliare e anche dopo la quinta botta di coca o il terzo jagerbomb i mix vengono perfetti. In sostanza, Traktor è comodo. E’ innegabile, inutile argomentare il contrario. Ha giusto il peso del laptop che lo contiene. Questo è l’unico vantaggio che riconosco, la praticità di impiego. Alcuni sosterranno che “con Traktor posso fare cose che con i dischi non posso fare” (che è un bel modo per dire “con Traktor posso fare cose che normalmente non saprei fare”): io ho integrato al mio set un piccolo banco di effetti, e fatta eccezione per i loop (c’è davvero tutto questo bisogno dei loop? Secondo me i brani non sono fatti per essere looppati, penso che neanche chi li produca lo vorrebbe) posso cimentarmi in deliri che credo siano al passo con quelli realizzabili attraverso un controller MIDI.

Credo di aver detto tutto, elencando quelli che secondo me sono i limiti e le ingiustizie del laptop DJ facendo le mie constatazioni in maniera sincera, anche se sono convinto che certamente non tutti si troveranno d’accordo. E comunque non ho nemmeno polemizzato sul fatto che i laptop si inceppano ma credo sia facile capire, dopo aver letto, perché Traktor e tutto ciò che lo riguarda siano (al pari di una certa corazzata russa) “una cagata pazzesca!” (cit.). Non direte mica che si inciurliscono anche i dischi? Chiudo citando Scott Grooves: “Il vinile potrebbe saltare, potrebbe addirittura deformarsi un po’, ma mai, mai si bloccherà” – E se succede vuol dire che come minimo c’avete fatto merenda sopra…

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